“Blu infinito” la serie di
81 fotografie realizzate da Luigi
Ghirri, tra 1989 e 1991 durante i sopraluoghi per il lungometraggio “Strada
provinciale delle anime” di Gianni Celati sarà visitabile per pochi giorni
ancora in un focus particolare al Mambo di Bologna dedicato al sodalizio
artistico tra due artisti che hanno saputo dare una svolta fondamentale al
panorama delle arti visive contemporanee tra cinema, fotografia e letteratura.
Attraverso la serie fotografica Ghirri accompagna e documenta la genesi del
film di Celati dove gli individui presenti sulla scena cominciano ad assumere
un’inedita e primaria attenzione rispetto ai lavori precedenti: le voci e le
storie di un gruppo di persone in viaggio da Ferrara alle foci del Po per
raggiungere il mare su un pullman azzurro attraverso le valli di Comacchio.
Tuttavia, il lavoro fotografico resta sempre e comunque per Ghirri oltre il
presente intento documentario, vero e proprio “atto conoscitivo, un’avventura
del pensiero e dello sguardo: il suo modo unico di stravolgere la percezione sulla
realtà più scontata e quotidiana per riscoprirla
con occhi nuovi come atto estetico.
Scorgiamo nella serie paesaggi vuoti e desolati dell’entroterra padano, lunghi sentieri in terra battuta riflessi negli specchi d’acqua delle lagune circostanti che conducono al mare aperto e capanni desolati in mezzo alla campagna. Tra i soggetti privilegiati di Ghirri sono individui di schiena colti a scrutare il paesaggio lagunare, strade che si aprono verso l’orizzonte e dettagli di barche o cornici casuali atte ad estraniare quelle vedute abituali d’acqua o di terra. Tuttavia, le figure umane cominciano a comparire dialogando con le immagini silenziose e gli scorci metafisici. Si frappongono al paesaggio come punti di rottura, interrogativi, domande aperte tra l’individuo e lo spazio circostante raccontando, allo stesso tempo , l’erranza, lo spostamento o l’idea del viaggio come tensione verso una meta non ancora raggiunta o in sé stessa irraggiungibile. Così, in una delle immagini più significative, una fila di persone volte di schiena coperte da ombrelli blu o grigi appare camminare su un sentiero stretto costeggiato da vallate inondate d’acqua allontanarsi dal nostro sguardo per tendere a un limite più o meno indefinito; là dove la linea dell’orizzonte si perde in quella del mare e la terra scompare ingoiata dall’infinità del cielo. Altrove, il tema dello sguardo ritorna preponderante in una sorta di meta-riflessività della fotografia che sorprende il regista Celati di profilo con gli occhi puntati dentro la telecamera e il volto nascosto dalla medesima alla ricerca dell’inquadratura giusta: l’immagine perfetta e inequivocabile.
Il documentario « Strada provinciale delle anime» rappresenta
un’evoluzione e una ricerca cinematografica in Celati partendo dal successo letterario di «Verso la
foce» incentrato sull’esplorazione del paesaggio padano e insieme sul tema del
viaggio come spostamento atto a ricomporre i singoli frammenti in una
narrazione corale e condivisa. Nell’ultimo
documentario «Il mondo di Luigi Ghirri» (1998) il regista e l’amico Celati
rende un omaggio personale e sentito alla vita e allo spirito del fotografo
Ghirri da poco scomparso ripercorrendo la sua storia, il suo modo di lavorare,
i luoghi che frequentava e le immagini che perseguiva.
Un lenzuolo bianco steso
su un filo inquadrato a distanza,
svolazzante e solitario diviene schermo cinematografico sul quale si
proiettano, affiorano e dileguano le
immagini fotografiche di Ghirri: persone sedute di schiena in una esplorazione
del paesaggio, punti di vista inusuali, «la virtù delle cose semplici» nelle
parole di Celati che chiedono semplicemente di «essere viste». Sempre e
comunque nell’omaggio di Celati all’amico scomparso traspare l’amicizia profonda
tra i due artisti legati da una precisa affinità intellettuale vale a dire un
modo simile di approcciare il reale, osservarlo e tentare di conoscerlo o
restituirlo in senso estetico attraverso la fotografia in un caso, la
letteratura e il cinema nell’altro.









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