venerdì 21 agosto 2026

Juan Pedro Ayala, una retrospettiva (Istituto Cabrera Pinto, Tenerife)












Blu, (2009)


“Il mare è ovunque” nell’opera di Juan Pedro Ayala, artista contemporaneo scomparso nel 2019 nato nelle isole Canarie nel 1972 e attualmente esposto a Tenerife per chi come me turista per caso sia approdato nell’isola questa estate o per i molti visitatori giunti sulle assolate spiagge del sud. La retrospettiva e omaggio “In Memoriam” di J.P. Ayala sarà visitabile fino al prossimo 30 agosto nella capitale san Cristobal de La Laguna all’istituto Cabrera Pinto, una delle più antiche dimore coloniali della città risalenti all’inizio del 1500 segno della conquista dell’isola da parte degli spagnoli il cui chiostro scandito da colonne in pietra e tipici balconi in legno ancora diffonde l’ombra dei suoi tronchi secolari e espande le sue fronde rigogliose su tutte le collezioni tacitamente custodite all’interno.

L’opera più importante dell’artista esposta su un’intera parete della galleria appare come un’immensa composizione murale che investe e affascina a un primo sguardo il visitatore:  molteplici piccoli riquadri composti in una sequenza cromatica complessa che da un estremo all’altro della parete spaziano dalle tonalità del  bianco più puro, all’azzurro tenue, al blu più cupo in onde e vibrazioni  oscurandosi sempre più fino a sprofondare nell’estremo del nero abissale. Come scrive Ayala: “ Le onde prendono forma, crescono, si sublimano, svaniscono e muoiono  come il dolore, la gioia, l’esistenza.” Rispecchiano gli impulsi vitali, la furia delle contraddizioni e dei conflitti interiori nell’artista, rispondono in modo intuitivo alla necessità di tuffarsi nel tumulto delle passioni o meglio della vita stessa senza limiti; nelle sue parole: “attraversando il mare dall’interno” per immergersi sempre più a fondo senza ancora di salvezza. Così, le pennellate di Ayala rispondono in maniera intuitiva, irrazionale, a tratti furiosa all’impulso interiore sul filone dell’espressionismo astratto giungendo però a trovare nella composizione d’insieme un proprio equilibrio dinamico e completezza cromatica.  Scivolano a poco a poco dalla luminosità rasserenante di un bianco striato di azzurro restituendoci il mare luminoso del mezzogiorno a un oceano in tumulto, allo scrosciare di onde oscure e violente che si gettano con vigore a riva come contro il bordo dei singoli quadri o emergono in primo piano corpose e in rilievo prepotentemente in striature grigiastre oltre la cornice. Le tonalità nell’ultima parte della composizione esplorano la zona oscura della psiche, la profondità degli abissi e dell’anima nella più totale assenza di luce gettando il colore, facendolo sgocciolare letteralmente in una dimensione prettamente fisica e spontanea, istintiva e corporea della pittura. Se “il mare è ovunque, dentro e fuori” nelle parole di Ayala e le isole sono ciò che lo hanno visto nascere, esso diventa correlativo oggettivo dell’esistenza stessa sulla tela, espressione di una forza istintiva oltre il controllo della ragione.   Ciò che, infine,  si traduce in una pittura espressionista, fortemente improntata sulla cromia che per quanto astratta riesce a restituire pienamente l’intensità emotiva e viscerale dell’artista dal corpo alla tela.




Nella serie “Mari”( 2003-2005) J.P. Ayala utilizza stampe digitali in bianco e nero aggiunte di sovra-pittura mentre le fotografie assumono sempre più una dimensione apocalittica, da fine del mondo ispirate all’allora recente evento dello tsunami nel 2004. Sullo sfondo della stampa digitale architetture e palazzi in stile coloniale si intravvedono  mentre in primo piano un’ondata violenta di tsunami si erge improvviso in pennellate di colore simile a un vortice incontenibile blu e grigiastro che investe e distruggere gli edifici come la forza assoluta e immensa della natura contro l’insignificanza dell’essere umano a suo paragone.

















Mandala trees





Nelle parole dell’artista: “Puoi divenire u  albero ( un pino, una palma, un albero del drago..); semplicemente affonda i piedi nella terra e innalza le mani verso il cielo. Lascia scorrere le tue mani su ogni nodo del tronco, perditi tra i rami e rimani intrappolato nella sua chioma. Sentire il battito dell’albero è come attraversare la soglia di un altro tempo”. Gli alberi, immensi e preponderanti nell’isola nonché profondamente connessi con la vita dei suoi abitanti, resteranno sempre un soggetto fondamentale di ispirazione per l’artista come nella serie di grandi tele  esposte nell’ultima sala. Potenti, drammatici o solitari, possono apparire come una composizione intricata di rami attraverso i quali una fonte di luce penetra a illuminarne il groviglio verdeggiante; ancora possono stagliarsi in primissimo piano in rigogliosa fioritura di rosa e di viola o, altrove, con macchie rosse simili a bruciature o segni di recenti incendi. Sempre e comunque si rivelano a noi ingigantiti o esposti in un nucleo rigoglioso di rami e foglie conducendoci quasi all’interno della chioma fino in alcuni casi a evocare, nella forma, diagrammi circolari ispirati ai mandala di tradizione buddista.  Tuttavia, tali forme non rimandano a un senso di equilibrio interiore come nella meditazione orientale ma piuttosto appaiono come specchi riflettenti_ a volte intricati e contorti, altre sfolgoranti  e  vividi nell’effusione di un rosso viscerale _ della psiche dell’artista evocando insieme bellezza e oscurità. Sempre e comunque, l’esaltazione cromatica ed espressionista della sua pittura appare scaturire dal legame profondo  con tali alberi secolari, omaggio alla natura incontaminata dell’isola.