martedì 29 settembre 2026

«Luigi Ghirri, Gianni Celati: verso la foce» ( al Mambo di Bologna)

 


































“Blu infinito” la serie di 81 fotografie realizzate  da Luigi Ghirri, tra 1989 e 1991 durante i sopraluoghi per il lungometraggio “Strada provinciale delle anime” di Gianni Celati sarà visitabile per pochi giorni ancora in un focus particolare al Mambo di Bologna dedicato al sodalizio artistico tra due artisti che hanno saputo dare una svolta fondamentale al panorama delle arti visive contemporanee tra cinema, fotografia e letteratura. Attraverso la serie fotografica Ghirri accompagna e documenta la genesi del film di Celati dove gli individui presenti sulla scena cominciano ad assumere un’inedita e primaria attenzione rispetto ai lavori precedenti: le voci e le storie di un gruppo di persone in viaggio da Ferrara alle foci del Po per raggiungere il mare su un pullman azzurro attraverso le valli di Comacchio. Tuttavia, il lavoro fotografico resta sempre e comunque per Ghirri oltre il presente intento documentario, vero e proprio “atto conoscitivo, un’avventura del pensiero e dello sguardo: il suo modo unico di stravolgere la percezione sulla realtà più scontata e quotidiana per  riscoprirla con occhi nuovi come atto estetico.

Scorgiamo nella serie paesaggi vuoti e desolati dell’entroterra padano, lunghi sentieri in terra battuta  riflessi negli specchi d’acqua delle lagune circostanti che conducono al mare aperto e  capanni desolati in mezzo alla campagna. Tra i soggetti privilegiati di Ghirri sono individui di schiena colti a scrutare il paesaggio lagunare, strade che si aprono verso l’orizzonte e dettagli di barche o cornici casuali atte ad estraniare quelle vedute  abituali d’acqua o di terra. Tuttavia, le figure umane cominciano a comparire dialogando con le immagini silenziose e gli scorci metafisici. Si frappongono al paesaggio come punti di rottura, interrogativi, domande aperte tra l’individuo e lo spazio circostante raccontando, allo stesso tempo , l’erranza, lo spostamento o l’idea del viaggio come tensione verso una meta non ancora raggiunta o in sé stessa irraggiungibile. Così, in una delle immagini più significative, una fila di persone volte di schiena coperte da ombrelli  blu o grigi appare camminare su un sentiero stretto costeggiato da vallate inondate d’acqua allontanarsi dal nostro sguardo per tendere a un limite più o meno indefinito; là dove la linea dell’orizzonte si perde in quella del mare e la terra scompare ingoiata dall’infinità del cielo. Altrove, il tema dello sguardo ritorna preponderante in una sorta di meta-riflessività della fotografia che sorprende il regista Celati  di profilo con gli occhi puntati dentro la telecamera e il volto nascosto dalla medesima alla ricerca dell’inquadratura giusta: l’immagine perfetta e inequivocabile.










Il documentario  « Strada provinciale delle anime» rappresenta un’evoluzione e una ricerca cinematografica in Celati  partendo dal successo letterario di «Verso la foce» incentrato sull’esplorazione del paesaggio padano e insieme sul tema del viaggio come spostamento atto a ricomporre i singoli frammenti in una narrazione corale e condivisa.  Nell’ultimo documentario «Il mondo di Luigi Ghirri» (1998) il regista e l’amico Celati rende un omaggio personale e sentito alla vita e allo spirito del fotografo Ghirri da poco scomparso ripercorrendo la sua storia, il suo modo di lavorare, i luoghi che frequentava e le immagini che perseguiva.






Un lenzuolo bianco steso su un filo inquadrato a distanza,  svolazzante e solitario diviene schermo cinematografico sul quale si proiettano, affiorano e  dileguano le immagini fotografiche di Ghirri: persone sedute di schiena in una esplorazione del paesaggio, punti di vista inusuali, «la virtù delle cose semplici» nelle parole di Celati che chiedono semplicemente di «essere viste». Sempre e comunque nell’omaggio di Celati all’amico scomparso traspare l’amicizia profonda tra i due artisti legati da una precisa affinità intellettuale vale a dire un modo simile di approcciare il reale, osservarlo e tentare di conoscerlo o restituirlo in senso estetico attraverso la fotografia in un caso, la letteratura e il cinema nell’altro. 





domenica 6 settembre 2026

"Visioni d'eterno", video-mapping al Mausoleo di Teodorico, Ravenna




 


















“Visioni di eterno” l’installazione di video-mapping ideata da Andrea Bernabini e Neo Visual Project prende vita  in uno dei luoghi più suggestivi che ancora oggi definisce il volto della città, il Mausoleo di Teodorico in occasione delle celebrazioni Teodoriciane ( 526-2026) in onore del re visigoto. Si tratta di un’esperienza visiva  e sensoriale cui gli spettatori sono esposti nell’oscurità del parco che da sempre circonda l’edificio là dove la tecnologia incontra la storia, e l’arte dei mosaici bizantini si confronta con la nuova immagine digitale e animata in 3D.

Così tale architettura ravennate in pietra bianca unica nel suo genere con la  forma circolare sovrastata  da una grande cupola monolitica si rende schermo e superficie di proiezione, affioramento di una storia passata gloriosa quanto il regno di Teodorico a Ravenna. La vediamo come attraverso una macchina del tempo riportarci indietro nella storia, coperta dall’oro dei mosaici della cappella palatina che Teodorico fece costruire durante il suo regno_Sant’Apollinare Nuovo_ intercalata dalla visione del porto della città e della corte teodoriciana. Visioni di luce emerse sull’oscura della scenografia animate dall’immagine digitale.













Il giovane condottiero, il re impavido inviato dall’imperatore Zenone per conquistare il territorio ricompare su un doblone dorato che prende vita e si anima di fronte ai nostri occhi riportandoci allo splendore di un’epoca d’oro per la città. Avanza verso di noi come visione luminosa per poi volgersi in nero e dissolvere a poco a poco tra i lampi e i fulmini di una terribile tempesta evocata dalla colonna sonora. Tale la morte violenta e improvvisa del re che avvenne a causa di un fulmine nel Mausoleo stesso. Chiaroscuri violenti, varchi riempiti e svuotati di luce sottolineano l’architettura del luogo nella più totale oscurità come “visioni di eterno” su uno sfondo sonoro ipnotico e sacro. Eternità e memoria del re visigoto lasciato ai posteri in controluce alla storia.