mercoledì 4 febbraio 2026

Chagall, il sogno e la storia ( partendo da "Chagall" a Palazzo dei Diamanti, Ferrara)



 

“The only land that is mine is the one within my soul: I enter it without a passport there where my soul is”:  la sola terra che mi appartiene veramente è quella della mia anima” afferma Chagall “dove poter entrare senza passaporto, lì dove la mia anima risiede”.  Con tale citazione si è aperto il percorso espositivo visitabile fino al prossimo 8 febbraio a Palazzo dei Diamanti a Ferrara dove ancora una volta l’opera di Chagall emerge nella sua potenza di visione, onirica e poetica insieme, in grado di trasfigurare la realtà e ricondurla al puro universo sincretico della sua pittura, forse sua unica vera patria.  Dal legame imprescindibile con la terra russa dell’infanzia, agli anni della giovinezza  sul suolo francese, fino alla fuga negli stati Uniti durante la guerra Chagall trova forse quell’ unico approdo certo da ogni esilio nello spazio poetico e immaginativo  della propria pittura.

Sono più di 200 le opere esposte nella mostra ferrarese che spazia  in un ampio percorso trasversale esteso nel tempo e nello spazio organizzato più per nuclei tematici che non per eventi cronologici. Dipinti, disegni, incisioni e due installazioni immersive ci restituiscono la lettura inedita di un artista  poliedrico, insieme visionario e ancorato nella storia del XX secolo,“testimone del suo tempo”, come titola la mostra ma dallo sguardo assolutamente immaginativo.



Il filo conduttore soprattutto nella prima sezione, “Eterna Memoria  resta quello della rivisitazione poetica del passato in tele dove la memoria dell’infanzia si fonde costantemente con la cronaca del presente, le radici russe della città natale con i boulevard di Parigi,  la memoria di Bella_ eterna musa e ispiratrice del pittore anche dopo la sua prematura scomparsa_ e quella di Vava nella continuità di un amore che sopravvive al tempo. Infine i riferimenti ai racconti biblici e quelli alle persecuzioni antisemite nel XX secolo si sovrappongono nello sguardo di Chagall dove il tempo è totalmente percepito come interiore e lo spazio ravvicina simboli e volti dal passato al presente in una pittura sempre sospesa tra sogno e memoria.

“In cammino, l’asino rosso” (1978)



Sullo sfondo sono le cupole ortodosse, le casupole di Vitebsk, in primo piano la presenza di animali simbolici dal carattere quasi magico in Chagall come il gallo o l’asino rosso  citazioni della città natale: “l’essenza di quella terra nativa” che sempre permane trasfigurata nelle sue tele. In primo piano il ricordo vivido dell’esilio appare con le tre figure_ citazione biblica degli ebrei nella fuga in Egitto_ ma la visione è  volutamente dissimulata: un asino rosso, le figure viola, il mondo in preda al caos, rovesciato dal tumulto delle persecuzioni. Il tratto appare rapido, breve, incisivo; la prospettiva inesistente, l’atmosfera onirica, quasi dentro una visione dischiusa dallo spiraglio di una serratura.

 



“Nuvola nuda”( 1945/46)



In questa tela del 1945 Bella, moglie e musa ispiratrice di Chagall appare come in un sogno negli anni più difficili e oscuri della sua vita, immediatamente dopo la scomparsa. Un’aurea dorata, splendente avvolge i corpi dei due amanti dentro un abbraccio fusionale sullo sfondo di una città immersa nell’oscurità tra simboli cari a Chagall quali un asino che guarda il cielo suonando un violino e una donna misteriosa avvolta in un manto blu-violaceo ai loro piedi. La città sullo sfondo, coperta da un velo di tristezza e silenzio, si oppone anche visivamente all’alone di luce giallo-brillante intenso che avvolge i due amanti. L’apparizione di lei in sogno, il solo modo per riportarla in vita attraverso la pittura .

“Villaggio con sole offuscato” (1940)


Un sole rosso ingigantito e minaccioso irradia e avvolge in un clima di sospensione e paura tutta la scena. La sposa in bianco è visibile a sinistra in primo piano stretta alle braccia del pittore. Sotto tale cielo rosso d’esilio che emana un senso di inquietudine diffusa solo un pesce guizza con un mazzo di fiori e un saltimbanco fluttua insieme a un violino sullo sfondo di una città immobile e offuscata.

“Exodus” (1947)


“L’esodo” evocato dalla tela di Chagall unisce l’eco del racconto biblico_ la fuga degli ebrei in Egitto_ alla storia contemporanea nell’evento della nave “Exodus”carica di ebrei sopravvissuti allo sterminio nazista diretta verso la Palestina che nel 1947  fu fatta poi dirottare e rientrare in Europa. La struttura verticale dell’imbarcazione simile a un’arca appena abbozzata carica di esuli si erge sullo sfondo; una fiamma verde avvolge un’anima in fuga  giustapposta alla croce: Cristo crocifisso al centro unendo in modo sincretico Antico e Nuovo Testamento. In primo piano nella più totale assenza di prospettiva ricompare la sposa dal velo bianco con in braccio il bambino, accanto la figura dell’ ebreo errante; il caos come la tragedia di un popolo disperso, perseguitato, in fuga dominano sulla tela. La dimensione altamente simbolica del quadro attraverso pochi tratti essenziali in un ritmo rapido e  sincopato rinvia immediatamente al tema dell’esodo, della persecuzione di interi popoli dal mito alla storia, dal passato al presente  spesso secondo logiche di potere in sé stesse incomprensibili e oscure in una riflessione sull’essere umano che assume qui un carattere universale. 

Affresco all’Opéra Garnier di Parigi




Nell’installazione immersiva di questa sala all’interno di un magico cerchio di luce affiorano e si proiettano a tratti di fronte allo spettatore le figure, i dettagli che compongono l’immenso affresco  sul soffitto dell’Opéra Garnier di Parigi riprodotte e espanse in primissimo piano con l’ausilio dell’immagine digitale. Allo stesso modo la tela “Ricordo del flauto magico”(1976) dello stesso periodo incarna attraverso colori lievi e pastelli rosati tutta la leggerezza del teatro visto come una melodia gioiosa e, insieme, una danza libera. Dentro il profilo di una grande figura alata fluttuano strumenti musicali, un pianoforte, un violino e altri funamboli e danzatori sospesi mentre l’essenza della musica riempie l’atmosfera e lo spirito della scena rendendo omaggio a un senso più lieve dell’esistenza.

Parigi dopo l’esilio



Negli anni cinquanta Chagall ritorna nella capitale francese dopo un lungo periodo di esilio forzato, pubblicando una serie di litografie dal titolo “Parigi”sulla rivista “Derrière le miroir” (1954). Sempre più la città con la quale mantiene il legame di tutta una vita diviene “riflesso del suo cuore”, luogo interiore dove le più note architetture emergono come forme essenziali e vivide nella sua visione, metamorfosi poetiche in  una ritrovata libertà espressiva. Raggiunta la piena maturità artistica Chagall riesce a rendere la memoria personale linguaggio universale; “oltre lo specchio” il sole diventa rosso infuocato e la città immersa in un verde smeraldo fiorito, in definitiva dentro una storia rivisitata a distanza in una visione totalmente immaginativa e  propria attraverso il colore.

 “La sposa sopra Parigi” appare immersa nella bianchezza del campo cromatico dominante, sinuosa con il figlioletto vicino,  avvolta nel candore della maternità. La figura iconica emerge sospesa come in una sacra rappresentazione sulla densa atmosfera mentre la città si intravvede ai suoi piedi; il violista, gli animali cari a Chagall a lato in un’inedita interpretazione.

Volti e riflessi



L’io non è mai ciò che appare in Chagall là dove l’identità emerge in questa serie di volti e ritratti influenzati dalle sperimentazioni delle avanguardie come, complessa e sfaccettata. Nei suoi ritratti più innovativi compaiono  per esempio due profili dello stesso volto che si guardano, volti che si sovrappongono, immagini che si moltiplicano nel tentativo di comprendere l’essere umano come complessità irriducibile a un’univoca rappresentazione. Mentre l’eco del periodo blu picassiano risuona in diverse di queste tele ispirate al mondo circense la duplicità si manifesta emblematicamente nell’immagine della maschera del clown: la sua smorfia  buffa nasconde la fatica dell’esistenza, le acrobazie dei saltimbanchi la precarietà del vivere quotidiano mentre un uso sempre più pervasivo del colore restituisce da una tela all’altra stati emotivi mutevoli quanto l’animo   umano.

I quadri e i loro riflessi attraverso specchi posizionati nella sala si confondono con quelli dei visitatori in una molteplicità di volti sdoppiati  volutamente in questa sezione.  “La sposa dai due volti” ( 1927)per esempio- la tela più emblematica della mostra- rivela ambiguamente sfaccettature inedite dell’essere umano: là, il maschile e il femminile, la luce e l’ombra, il volto e la maschera coesistono l’uno di fronte all’altro nella sposa vestita con un abito bianco e lungo sulla nudità dei seni scoperti e accanto a un mazzo rose espanse e fiorite.

Le vetrate di Hadassah (1960-62)  





Un’atmosfera densa e misteriosa contraddistingue  l’istallazione immersiva alla fine della mostra che presenta le dodici vetrate realizzate da Chagall per la sinagoga di Gerusalemme tra il 1960-62 combinando temi dell’iconografia biblica con la straordinaria potenza cromatica  voluta da Chagall. La luce potente e immateriale filtra attraverso le vetrate intarsiate nei temi del rosso, del blu , del verde o del giallo immerse dentro la più totale oscurità della galleria sulle note ipnotiche del compositore Durand mutevoli cangianti come la luce che vi passa attraverso a seconda dei momenti del giorno. Tale ancora una volta la visione poetica , totalmente soggettiva e immersa nel colore di Chagall.

La Pace (1949)


Un messaggio di pace è scelto simbolicamente a conclusione della mostra. “La pace” dipinto del 1949 all’indomani della guerra e dell’esilio, al ritorno in Europa dopo il lungo periodo americano affida il proprio messaggio di speranza a una colomba bianca espansa in primissimo piano ,macchiata del rosso del sangue versato. In basso riemergono i profili dei tetti di Vitebsk legame imprescindibile con l’infanzia russa, a lato la coppia degli amanti incarnando la forza dell’amore che muta e si preserva attraverso il tempo , infine un libro aperto sulle cui pagine si leggono “la vie”, “la paix”. Qui, ancora una volta in Chagall, la metamorfosi poetica trasforma e colora la realtà anche nei suoi frangenti più dolorosi mentre l’amore e la memoria restano le uniche armi contro l’oblio.







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