lunedì 2 dicembre 2019

Il sogno di Chagall (a Palazzo Albergati, Bologna)






















“Chagall sogno e magia” attualmente a Palazzo Albergati a Bologna ripercorre l’universo poetico e visionario, la dimensione onirica e immaginativa dell’opera di Marc Chagall a partire dal 1925 fino ai giorni nostri : il suo stile unico nella più totale libertà espressiva insieme ai temi ricorrenti di tutta una vita; la memoria d’infanzia nella cittadina russa natale si intreccia alla profonda spiritualità Biblica, infine l’amore come forza unificante e creatrice del suo intero universo poetico.

La stile originalissimo di Chagall nasce, infatti, come sintesi di tre culture che si intrecciano sul suo cammino: quella ebraica di discendenza famigliare ritrovata soprattutto attraverso la lettura biblica, quella russa dell’infanzia e della prima giovinezza da Vitebsk a S. Pietroburgo, infine quella europea, o meglio francese al crocevia di tutte le nuove avanguardie trasferendosi a Parigi dal 1910. Chagall,tuttavia, pur assorbendo alcuni elementi della nuova arte a stretto contatto con gli artisti dell’avanguardia persegue sulla sua via creativa con la più totale libertà espressiva in una visione unificante dove la vita e l’amore nutrono la sua arte, colorano il suo linguaggio e connettono in qualche modo il piano individuale e onirico della sua esistenza a un senso universale della natura e del cosmo.

Dopo alcuni anni trascorsi in Europa dove Chagall comincia ad acquisire fama internazionale l’artista decide di tornare a Vitebsk alla ricerca delle proprie radici, forse per quel legame primordiale alla propria cultura russa e ebraica. Allo scoppio della Prima guerra mondiale si trova in Russia costretto a restare nel suo paese durante la rivoluzione bolscevica fino al 1922; sposa Belle musa ispiratrice di tanta sua arte e nasce la figlia Ida. Dal 1923 ritorna con la famiglia in Francia dove resterà fino agli anni ’40, costretto allora a rifugiarsi negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni naziste come molti altri artisti ebrei in Europa. Una vita di erranza, di dislocazione e esilio scelto e imposto a lui da quel destino di “ebreo errante” cui il tema dell’esilio fa da sfondo alla metamorfosi creativa di un mondo reinventato dai colori della sua immaginazione. 



“Là dove sono queste casette ammassate, là dove il sentiero sale, là dove il fiume più ampio scorre, là ho sognato la mia intera vita. 

Di notte un angelo attraversa il cielo. 
I tetti delle case sono immersi in una luce abbagliante che predice per me una lunga, lunga vita. Il mio nome si solleverà sopra quelle case..

Popolo mio è per te che ho cantato ..è una voce che proviene dalle profondità riempita di tristezza e inumana melodia. E’ per te che ho dipinto fiori, foreste oscure, persone tra le case, come un barbaro ho sfregiato il tuo volto ma ti ho benedetto giorno e notte”. ( Marc Chagall)




Chagall e la Bibbia

“La Bibbia mi ha affascinato da quando ero bambino, mi è sempre sembrata la più bella fonte di poesia di tutti i tempi. (.. ) Un eco della natura che, insieme, rappresenta per me l’enigma che  ho cercato di cogliere da tutti i tempi”[1].





Chagall l’ebreo errante, il poeta da sempre alla ricerca delle proprie radici, l’esule o eterno esiliato in Europa dalla propria terra natale per scelta o per destino. Chagall tutta la vita trae ispirazione dai testi biblici, non smette di leggerli, tradurli, interpretarli e  restituirli attraverso la propria arte. Negli anni '30 si reca in Palestina nel corso di un viaggio sulle tracce dei luoghi sacri, in Terra Santa  alla ricerca della storia del popolo eletto. Dal viaggio scaturiscono sessantasei stampe realizzate tra il 1931 e il 1939, poi una serie di incisioni a tema biblico permeate dalla luminosità intensa della terra palestinese, dai colori caldi e vividi riscoperti a contatto con i luoghi sacri e, insieme, di una rinnovata fede spirituale che investe della sua natura divina l'uomo come ogni aspetto del cosmo.   L’esodo del popolo ebraico dalla terra di schiavitù in Egitto alla terra Promessa nell’Antico Testamento al centro di tutte le incisioni diviene paradigma e possente allegoria  nella pittura di Chagall delle persecuzioni del popolo ebraico in epoca nazista in Europa fino al tragico esito della shoah. Si situa, là, forse anche per Chagall il tentativo di interrogare la propria identità insieme russa e europea, cosmopolita e intrecciata alle radici culturali ebraiche nella propria infanzia a Vitbsk pur non appartenendo strettamente a quella religione e cultura, non a una terra in particolare, lui che da sempre aveva scelto di ricreare con la sua pittura un mondo onirico e immaginativo per riscrivere e abitare quello reale.

“Davide e Golia” (gouache)

 Al centro il gigante Golia sconfitto al suolo e circondato da una massa di folla mentre il giovane re Davide sul trono innalza nel canto un inno a Jaweh e al suo popolo. Nell’ accumulo delle figure in cerchio troneggiano i colori espressionisti delle tuniche rosse e gialle di Davide e Golia poi il verde e l’oro della veste del re e della sua corona. Davide canta e suona per Israele, la sua terra, il popolo eletto e lui il prescelto, celebra un inno grandioso a Dio avvolto dalla luce solare di Palestina. È la luce di un Dio che lo privilegia, lo gratifica e lo pone a guida e al centro del suo popolo. La saggezza e la forza di Davide rispendono dell’amore assoluto che Dio gli dona o gli concede e la grandezza luminosa del giovane inonda con la sua musica e danza la folla sotto gli occhi di Jaweh.

Giosuè” in un’altra   incisione arresta il sole in un raggio rosso pronto a inciderne la tunica bianca in primo piano mentre il popolo si staglia come una nuvola ocra sullo sfondo. Giosuè ancora appare guidato dall’angelo mandato da  Dio che avanzando gli apre il cammino, la testa rivolta indietro, lo sguardo a contatto con il suo sguardo per condurlo senza indugio mentre il corpo dell’angelo avanza nella direzione opposta a quella del giovane. E ancora, Mosè prima dell’esilio biblico immerso in un blu celestiale, poi in un rosso rivelatorio riceve le tavole sacre, la legge delle Scritture affidatogli da Dio per Israele. Infine le acque del mar Rosso sono viste aprirsi nel gesto possente del profeta, la guida, colui che conduce ed è a sua volta condotto dalla volontà di Jaweh . Nel disegno quasi espressionista in pochi tratti di colore si staglia il giallo vivido e intenso della tunica di Mosè, le grandi onde bianche e bluastre sospinte ai lati dal nugolo di folla in rosso, infine l’angelo del Signore che sovrasta la scena per permettere al popolo ebraico di fuggire dall’Egitto.   

“Dream room”. Immagini in movimento dall’opera di Chagall ( video-installazione)



Le figure si sollevano in volo portate dalle ali dell’amore, del sentimento o della fantasia: sopra i tetti di Parigi Belle sospesa in volo afferra la mano del pittore ancora a terra in abito nero. Il sogno ad occhi aperti contagia la realtà e i tetti delle case, i quartieri, i paesaggi si tingono di verde, le strade di blu o di rosso secondo l’emanazione sensibile, luminosa e soggettiva di ogni momento. Mazzi di fiori di fronte a noi nella loro forma espansiva, vibrante di luce, ora rose bianche si accompagnano a visioni di angeli, celestiali figure o a una giovane sposa. Bouquet rossi e creature alate simili ad animali antropomorfi scorrono sul video in forme sinuose e irreali, a testa in giù, poi, un gallo viola compare in primo piano sullo sfondo blu e una luna a metà disegnata; accanto il profilo animato della torre Eiffel. 
Tale animale è simbolo in Chagall di una forza viscerale e insieme vitale nella creazione.

La sposa: scintille di luce cadono su di lei a pioggia eterea, segue il volo oceanico degli innamorati, fluttuanti, stretti insieme in amorevole cura. Lampi e uragano irrompono sul video all’improvviso: l’oscurità, l’esodo dalla città natale. Un ospite alato e nuvole bianche scorrono sullo schermo mentre un angelo suona la cetra. 

Un cielo stellato, scintillante fa da sfondo alla figura del musicista, saltimbanco o artista di strada. Il suo volto è dipinto in verde, la sua giacca in blu e violetto; alter-ego del poeta sullo sfondo della città straniera.

Un mondo è ricreato dentro questo sogno ad occhi aperti di Chagall: una pioggia di fiori, un cavallo alato, Belle la musa ispiratrice, un sole rosso infuocato sullo sfondo del cielo blu oltremare.

Un angelo giunge in sogno a visitarlo, una pioggia di fiori. La creazione è vista avvolgere e avviluppare del suo moto continuo un cosmo mosso dal fluire universale dell’amore come forza unificante là dove gli amanti sono visti sollevarsi in volo sullo sfondo della città che rimpicciolisce a distanza lasciandosi alle spalle l’incubo dell’esilio e della guerra.

Una nuvola bianca, una stella rilucente nel firmamento divino.

Parole scritte sulle pareti dei cieli in controluce all’oscurità dilagante; parole limpide e luminose, solari e stagliate contro le pareti di tenebre della notte. 

Il divino e l’umano si intrecciano nell’universo di Chagall impregnato di fede e spiritualità.


“Il gallo viola”, “gli innamorati con l’asino blu      

Nubi minacciose incombono sulle tele a partire dagli anni ’30 mentre i colori si iscuriscono e le ombre aumentano insieme alle effigi tragiche del Cristo che accompagnano quelle dell’ebreo errante. Nel 1939 Chagall è costretto all’esilio negli Stati Uniti e, successivamente, esposto al dolore terribile dell’improvvisa scomparsa della moglie Belle. Smette di dipingere per qualche tempo ma l’arte rimarrà sempre la risorsa estrema che lo salva dall’ oscurità e dalla disperazione. 

Devo dipingere la terra, il cielo, ciò che porto nel cuore, la città in fiamme, la gente in fuga, i miei occhi pieni di lacrime, o devo fuggire, verso chi E volare via..”[2] 

L’artista  rientrerà in Francia definitivamente nel 1948, stabilendosi nel Midi e ritrovando una rinnovata felicità creativa accanto alla nuova moglie Vava a partire dalla fine degli anni ’40. Nei suoi quadri ritorna estensivamente il tema e la presenza allegorica dei fiori, accanto agli autoritratti simbolici di sé come dell’inizio di una nuova vita.   

Chagall scrive a proposito delle sue scelte cromatiche: 

Il colore trascende le forme, è la forma dell’emozione, del sentire e non è ristretto alla realtà. Si muove e da origine alle tele nei loro voli e fioriture[3]. 

Il colore è fantasmagorico, soggettivo, vibra di luce insieme alle sensazioni colorate che emanano le tele, ora in una visione evidentemente più rasserenata rispetto agli anni ‘40. Le tele si colorano di blu, le finestre aperte lasciano entrare,come afferma Chagall, l’aria blu, l’amore e “i fiori per dimenticare le tragedie della vita”. Sbocciati, riempiono nuovamente le tele e proliferano in forme aperte e rose bianche oppure in mazzi fluorescenti e colorati .



Un fondale intensamente blu riempie  in modo immersivo la tela in “gallo viola” (1966) mentre il poeta in uno dei suoi autoritratti in costume rosso circense porge un mazzo di fiori luminescenti e colorati alla giovane sposa seduta su un asino verde, e un gallo indaco appare in alto a testa in giù a scrutare la scena. Il mondo naturale di cui i fiori, gli animali, gli oggetti simbolici disseminano il paesaggio sono avvolti e  ricompresi, ancora una volta, dentro questa visione più ampia del cosmo intrisa di un profondo senso religioso dove tutto si connette e ritrova nell’unità una propria completezza. 
L’amore inteso come forza unificante è, generalmente nella visione chagalliana ciò che unisce la natura e lo spirito perché come si narra nella leggenda hassidica:  “quando il fiume dell’amore divino si riversò nel vaso del mondo questo si spezzò in migliaia di frantumi dando vita alle singole cose in ognuna delle quali era rimasta una scintilla dell’amore divino”[4].

 Gli innamorati con l’asino blu” (1955)

Nell’abbraccio oscurante della notte due amanti stretti insieme in una visione intima del quadro appaiono avvolti in una linea continua  che dalle loro teste prosegue fino al capo dell’asino in blu in una simbiosi totalizzante tra tutti gli elementi: le figure umane,  il profilo dell’animale, il mazzo di fiori espansi a lato, la piccola luna calante ai loro piedi. L’abbraccio amoroso della notte inonda pervasivo tutto l’insieme.




Ritratto di  Vava”.

Quando gli alberi divengono minacciosi e il cielo svanisce nella distanza i tuoi occhi mi toccano.
Quando ogni passo è perduto sul prato, quando le onde si muovono rabbiosamente nella mia mente e dal blu qualcuno mi chiama, con te sono giovane.

 I miei anni cadono come foglie e qualcuno riempie di colore le mie tele così che esse risplendono per te.  E il sorriso sul tuo volto è radiante, più brillante delle nuvole più brillanti, così corro là dove sei, 

là dove pensi a me e attendi me.” (Chagall, “A Vava”)

Il fondale è rosso, il volto bianchissimo e puro incorniciato dai capelli corvini, la figura netta e limpida appare in primo piano nella camicetta bianca e la gonna blu. Un mazzo di fiori meravigliosi e aperti in una fantasmagoria di colori sono lì accanto a lei mentre l’autoritratto dell’artista si staglia, indaco in profilo sullo sfondo, per ricomprendere ancora una volta i due esseri nell’ incanto della natura e nel fluire dell’amore universale.














[1] Cfr.Chagall, Sogno e magia, Catalogo della mostra, 2019
[2] Cfr. Chagall, Sogno e Magia, Catalogo 2019
[3] Ibid.,
[4] Cfr. Chagall art dossier, pag. 47

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