


L’io-corpo é materia sensibile e pensante ma anche esplosiva contraddizione,
sede di conflitti tra il pensare e il sentire: l’antro dove si nascondono pulsioni primordiali, a noi stessi incomprensibili. Dice la sua verità, la grida fuori, in ogni modo più potente di quello che potremmo pensarne, che sapremmo dirne, oltre la nostra intenzione.
L’identità dunque non è una costruzione fissa e immutabile ma un territorio fragile, delicato attraversato dai movimenti multipli del pensiero e dei sensi.
Il linguaggio deve andare a toccare, ad aprire, a interrogare là dove tormenta o disturba, non dove calma o consola. Nel rapporto tra il corpo cosciente e incosciente, nel rapporto tra quello che vedo, sono, vivo o percepisco dall’interno e come mi rifletto, entro in relazione o mi scontro a contatto con l’esterno.
Ci sono sempre e comunque immagini deformanti che dialogano, interagiscono,
si insinuano in controluce nella difficoltà a trovarsi, riconoscersi, definirsi.
“ voglio andare verso l’infinito e ritornare a me stesso… Forse è già troppo tardi per ritornare.”

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