martedì 17 marzo 2026

JOHN GIORNO, "The performative word" ( al Mambo di Bologna)

 










Grandi tele monocrome in diversi colori su cui si stagliano versi ipnotici a grandi caratteri incisi a metà tra mantra e haiku giapponesi accolgono i visitatori nella mostra che il Mambo di Bologna dedica a una delle figure più eclettiche dell’avanguardia newyorkese: il poeta e performer John Giorno nella prima grande retrospettiva italiana a lui dedicata  visitabile fino al prossimo tre maggio al museo bolognese.

Il lavoro di Giorno si intreccia a partire dagli anni sessanta con artisti di primo piano dell’avanguardia newyorkese tra cui Andy Warhol, Robert Rauschenberg, William Borroughs posizionandosi in quello spazio di sperimentazione  al crocevia tra poesia come parola sulla pagina scritta e pratica performativa restituita attraverso la voce, il corpo, il suono e, in alcuni casi, contaminandosi con la musica oppure nell’ambito di azioni performative in scenari pubblici come le strade, le linee telefoniche ecc.

Come sottolinea il curatore Lorenzo Balbi la sua poesia si fa “ esperienza del mondo che abita il corpo, la voce, lo spazio aprendosi alle forme e ai linguaggi dell’arte contemporanea” per una delle opere più “influenti e trasversali del secondo novecento che ancora risuona di sorprendente attualità”. 



 Le tele “Perfect flowers” nella prima sala ispirate alla raccolta poetica “Welcoming the flowers”(2004) trasformano visivamente i versi scritti in una serie di dipinti poetici che si stagliano come lettere a grandi caratteri colorati su tele lucide e scintillanti in diversi sfondi. Le parole dipinte si rifanno alla pittura di genere cinese di “fiori e uccelli” ma soprattutto all’essenzialità poetica degli haiku giapponesi evocando l’interesse di Giorno per la spiritualità buddista. Le parole prendono corpo sulla tela in versi che associano ai fiori una connotazione prettamente carnale, erotica o sensuale attraverso innumerevoli metafore che evocano tuttavia anche, in altri casi, il carattere transitorio dell’esistenza, il ciclo di vita morte e reincarnazione, infine il concetto di  trasformazione incessante insito nelle cose. Così le giunchiglie sono “battezzate nel burro” e  i lillà “ lascivamente leccano l’aria”mentre i fiori di ciliegio sono delle “lame affilate”mentre il glicine “afferra il vuoto” e tutti i fiori profumano di buono tanto che il poeta si dice “risucchiato dalla loro bontà carnosa e terrena”.  Dunque in Giorno la ricerca di spiritualità buddista_ il fiore simboleggiando qui l’armonia del percorso verso l’illuminazione_ si fonde con la cultura pop/punk americana nelle tele dai colori vividi, infine nei riferimenti dissacratori alla controcultura d’avanguardia.

Dial a Poem




Una serie di telefoni neri d’altri tempi  posizionati  in linea  orizzontale al centro dell’istallazione ridanno vita all’opera interattiva originariamente prodotta da Giorno nel 1969 “ Dial a poem” e presentata l’anno successivo al MoMA di New York. Sopra di essi, sulla parete centrale, la lista degli interpreti che hanno dato vita nelle diverse lingue alla lettura ad alta voce dei componimenti poetici. Come in un grande archivio poetico una pluralità di voci nelle diverse lingue interpretano i testi scritti rendendo il telefono fisso da strumento oggi desueto di comunicazione sincronica a oggetto simbolico di diffusione poetica su larga scala, e, allo stesso modo, la poesia un evento orale, partecipativo e immerso nel suono. “Dial a poem” diviene un numero di telefono da comporre in ogni paese attraverso il quale nell’edizione italiana curata da Caterina Molteni si può riascoltare la voce di poeti o artisti quali Milo de Angelis, Antonella Anedda, Valerio Magrelli interpretare le proprie composizioni in una inedita lettura.

Poetry in action

Portare la poesia fuori dalla pagina scritta, nei corpi e nelle voci, intrecciandola alla musica, all’improvvisazione o alla performance in diversi luoghi nel mondo; tale  il progetto di ispirazione innovativa voluto da Giorno per la diffusione della poesia legato alla fondazione nel 1965 della Giorno poetry system una piattaforma no-profit dove la parola si intreccia alla musica, alle arti visive nella creazione di reading poetiche e performance di cui restano registrazioni audio e video, poster e fotografie visibili nella sezione della mostra dedicata ai materiali d’archivio.


THANK 4 NOTHING

Nella video-installazione del 2015 realizzata in collaborazione con Ugo Rondinone, compagno dell’artista fino alla sua scomparsa, Giorno è ritratto da diverse angolazioni su duplice schermo attraversando la scena, smoking bianco, ora all’opposto nero mentre interpreta l’omonima poesia su un palcoscenico vuoto rivolgendosi al pubblico virtuale che lo segue da tutta una vita. Il poeta scalzo in smoking elegante si offre agli spettatori completamente immerso nello spazio nudo della scena mentre attraverso la voce, le pause e il respiro, attraverso il  ritmo della parola intona un vero e proprio rito di commiato: un mantra di ringraziamento verso la vita, il mondo, il suo essere poeta nell’intensità emotiva del tempo vissuto. “Thanks for allowing me to be a poet, a noble effort dude”, grazie recita il suo canto, per avermi permesso di essere un poeta, grazie per tutto quanto dato e ricevuto, per le persone incontrate e l’amore scambiato, per il bene e il male, per l’errore e lo sbaglio, per ogni riflesso di vita accaduta e qui convocata. Il grazie va anche a quel “nulla” o vuoto che nella tradizione buddista non è sinonimo di svuotamento ma, al contrario, di una luminosa potenzialità in grado di superare le dicotomie oppositive del pensiero dominante tendendo verso un più alto stato d’illuminazione.

BLACK AND WHITE PAINTINGS & RAINBOW PAINTINGS


Nell’ultima parte del percorso ci imbattiamo in una intera galleria di tele in bianco e nere o a colori dove risuonano e fanno eco l’un l’altro grandi lettere a carattere stamapto di testi poetici brevi a metà tra mantra e slogan pubblicitari dal forte impatto visivo che rivelano e assemblano molteplici influenze nell’opera di Giorno: dalla cultura pop alla contro-cultura dell’avanguardia newyorkese, dalla pratica buddista alle suggestioni politiche contemporanee. In “ Black and white paintings”, il contrasto netto dei caratteri neri su sfondo bianco si imprime agli occhi dello spettatore in modo audace e provocatorio con parole gettate come uno schiaffo in pieno volto, un taglio su una tela, un’incisione volutamente aperta sul bianco della superficie. L’effetto è quello di scuotere, provocare una reazione, un’eco, una risposta emotiva nello spettatore sia essa empatica o oppositiva spesso anche attraverso la scelta di un tono ironico o paradossale in frasi come “I resign myself bying here”( mi rassegno ad essere qui), “life is a killer”, “Bad news is always true”( le cattive notizie sono sempre vere) mentre l’esterno è visto sempre più restringersi e comprimere lo spazio vitale del poeta nelle parole “Space forgets you”( lo spazio ti dimentica).

L’intento performativo si intreccia in Giorno in modo decisivo soprattutto nell’ultima parte della sua vita all’impegno politico, come emerge dalla selezione “Rainbow Paintings” dove l’artista sceglie di utilizzare come sfondo ai propri versi poetici i colori arcobaleno della comunità LGBTQ+ mentre già a partire dagli anni ’80 aveva fondato l’Aids Treatment project a sostegno degli artisti affetti da tale malattia.  Risuonano in questa ultima serie versi profetici che riassumono in qualche modo la poetica sfaccettata e multidimensionale di Giorno capace di unire politica, spiritualità e vita personale. Sono evocate, insieme, l’esperienza del limite e la ricerca di spiritualità in una singola esistenza nonché la volontà di infrangere stereotipi di genere e identità,  convenzioni sociali o ipocriti moralismi. 


Un verso per tutti risuona come lascito alla posterità per Giono :“you got to burn to shine” (“devi bruciare per risplendere) Il poeta evoca nella metafora del fuoco il processo di distruzione e metamorfosi proprie all’esistenza e alla creazione per lasciare libero spazio, infine,  a una poetica della voce_ oltre la pagina scritta_ attraverso il corpo e il respiro che riconduce direttamente al cuore dell’esperienza contemporanea.